Omnia mea mecum porto

There are people that have a best friend that goes with them for the most of their lives, listens to their confidences, is the mate for travels and adventures, never misses to give them attentions and comfort. There are then people like me, who never had a person like that: when I was younger I suffered a lot for this lack, I couldn’t understand why for people around me it was impossible to love me so much to be at my side. I thought it was my fault. Growing up I realized that yes, it’s my fault; or better, it’s because of how I basicly am, and it’s a thing you can’t change. I’m a averagely social person (when I want), I can joke, be together with others, and in time I even learnt all those pantomimes useful to have a good quantity of friends (most of all, female friends, with which I had a lot of problems in the past). Still I know I make some people feel awkward and uncomfortable, I don’t know how or why. In time I started to make virtue of necessity and to not feel anymore this lack of constant company; on the contrary, it’s part of me, and from time I don’t consider myself anymore my own enemy. Better: I became my best friend. I like to think, to draw, to read, to colour my world. And I do it on the pages of notebooks I carry with me, in which moments and impressions are indelibly exposed on paper. Previous pages become memories, the white ones days, and pencils, pens and colours are the means of my thoughts. Then, if the outside world is a bit bad (like in this period), they become even my home, and “Omnia mea mecum porto”.
The images in this post are all taken from my actual notebook, welcome to my house ♡

Ci sono persone che hanno un migliore amico che le accompagna per gran parte della vita, ne ascolta le confidenze, è il compagno di viaggi ed avventure, non fa mai mancare loro attenzioni e conforto. Ci sono poi persone come me, che una persona così non l’hanno mai avuta: quando ero più piccola soffrivo molto di questa mancanza, non riuscivo a comprendere come mai per le persone intorno a me fosse impossibile provare così tanto affetto da volermi stare accanto. Pensavo fosse colpa mia. Crescendo, mi sono resa conto che sì, è proprio colpa mia; o meglio, è a causa di come sono fatta alla base, ed è una cosa che non si può cambiare. Sono una persona mediamente socievole (quando voglio), so scherzare, stare in compagnia, e nel tempo ho anche imparato tutte quelle pantomime utili a farmi avere una buona quantità di amici (soprattutto di sesso femminile, cosa difficilissima per me in passato). Ciò nonostante so che faccio sentire alcune persone a disagio, non so come o perché. Col tempo ho iniziato a far di necessità virtù ed a non sentire più questa carenza di compagnia costante; anzi, fa parte di me, ed io da tempo non considero più me stessa un nemico. Meglio: sono diventata il migliore amico di me stessa. Mi piace pensare, disegnare, leggere, colorare il mio mondo. E lo faccio sulle pagine dei quaderni che porto con me, nei quali i momenti e le impressioni sono impressi indelebilmente su carta. Le pagine precedenti diventano ricordi, quelle bianche giornate, e matite, penne e colori il mezzo dei miei pensieri. Se poi il mondo fuori fa un po’ schifo, come in questo periodo, ecco che diventano anche la mia casa, ed “Omnia mea mecum porto”.
Le immagini in questo post sono prese dal mio attuale quaderno, benvenuti a casa mia ♡

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05/11/2013 – Leaves from Lurgan Park

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09/11/2013 – The view from Jp’s kitchen window in a sunny day in Armagh

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09/11/2013 – Me, Stevie and Shan on the top of Emain Macha

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Afternoon in Lurgan Park with my brand new Robot-Boots

If the cold season in Northern Ireland taught me something, it is that you have to keep your feet warm; so this year I bought a pair of very warm and water/snow/mud/anything-proof boots. I call them my “robot-boots” since they’re made of hard plastic and so I walk like Robocop. They’re not very sexy, nor you can go to a party with them, but you can fight the wonderful irish weather on an even footing (ahahah, I can’t translate this in italian, unluckily). I couldn’t wait to try them and so we went for a walk in Lurgan Park: reminiscences from my past reminds me that one of the things that were forbidden when I was a child was to jump in puddles; but with robot-boots on my feet and twenty years more it was something impossible to prevent 😀

Se la stagione fredda in Irlanda del Nord mi ha insegnato qualcosa, questo è di certo che devi tenere i piedi al caldo; quindi quest’anno ho comprato un paio di stivali molto caldi ed a prova di acqua/neve/fango/tutto. Li ho chiamati i miei “robot-boots” (“stivali da robot”) visto che sono in plastica dura e mi fanno camminare come Robocop. Non sono molto sexy nè ci puoi andare ad una festa, ma ti aiutano a combattere il magnifico clima irlandese ad armi pari. Non vedevo l’ora di provarli, quindi siamo andati a fare una passeggiata a Lurgan Park: reminiscenze del passato mi ricordano che una delle cose che mi erano proibite sopra ogni limite da piccola era saltare nelle pozzanghere; ma con un paio di robot-boots ai miei piedi e vent’anni di più è stato impossibile impedirmelo 😀

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Lurgan Park in the cold is made of shades of broken only by the violent reds of the fallen leaves, and you walk alone in it, going along only with birds and squirrels:

Lurgan Park col freddo è fatto di sfumature di grigio spezzate solo dai violenti rossi delle foglie cadute, e ci cammini da solo, accompagnato soltanto da uccelli e scoiattoli:

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