MOVIE: “Venus in Fur” – Roman Polanski (2013)

Last night’s movie: “Venus in Fur” – Roman Polanski (2013)

I don’t go so much at the cinema: I don’t have many friends going and to go alone make me sad. This doesn’t mean I don’t like it a lot. When I was living in Savona, for example, at elast once a week I was going to watch a movie at Nuovofilmstudio, and that was a habit I was loving.
Yesterday my friend Stefano proposed to go to watch the last Polanski’s movie, “Venus in Fur“; since of my devotion for Leopold von Sacher-Masoch‘s book I couldn’t say no.  Arrived at the cinema we saw the audience of the previous show going out: the were yawning, bored, saying the movie had been tedious and they didn’t like it. We didn’t become discouraged and went inside anyway.
The movie narrates about a director, Thomas (Mathieu Amalric), searching for the right actress for a theatrical adaptation of the famous 1870’s book, pillar of the masochist movement (which from von Sacher-Masoch, indeed, takes its name).
At the end of an unfruitful work day, an actress (Emmanuelle Seigner) barge into the thatre, and, despite of the delay, convince him to let her try the part. From this moment will begin a growing power play that transposes that of the book characters in the one between actress and director.
Surely the monothematic location (the story occurs almost completely on a theatre stage) and the two only actors helped the feedback of the rest of the audience (while we were watching the movie in the theatre we could hear a loud snoring xD). Talking about my opinion, I found the movie very intense and engaging: the continous passage between reality and play, the roles overturning, the fluctuating mood of the two characters took me glued to the screen until the ending, that I’m not going to spil you, but I literally loved.

Non vado molto al cinema: non ho tanti amici che ci vanno ed andarci da sola mi mette tristezza. Ciò non toglie che mi piaccia molto. Quando abitavo a Savona, per esempio, almeno una volta alla settimana andavo a vedere un film al Nuovofilmstudio, ed era un’abitudine che adoravo.
Ieri il mio amico Stefano mi ha proposto di andare al cinema a vedere l’ultimo film di Polanski, “Venere in Pelliccia“; vista la mia adorazione per il libro di  Leopold von Sacher-Masoch non potevo che dir di sì. Arrivati alla sala abbiamo visto uscire gli spettatori della proiezione precedente: sbadiglianti, annoiati, in molti dicevano che il film era noioso e non gli era piaciuto affatto. Non ci siamo lasciati abbattere e siamo comunque entrati in sala.
Il film racconta di un regista, Thomas (Mathieu Amalric), in cerca dell’attrice giusta per un adattamento teatrale del celebre libro del 1870, pilastro del movimento masochista (che da von Sacher-Masoch, appunto, prende il nome). Alla fine di una giornata di infruttuoso lavoro, irrompe in teatro un’attrice (Emmanuelle Seigner) che, nonostante il ritardo, lo convince a farle provare la parte. Da questo momento in avanti inizierà un crescente gioco di forze che traspone quello dei personaggi del libro in quello tra attrice e regista.
Di certo l’ambientazione monotematica (il film si svolge praticamente tutto sul palco di un teatro) ed i soli due attori presenti hanno aiutato la reazione del resto del pubblico (durante la nostra proiezione in sala si sentiva anche un profondo russare xD). Per quel che mi riguarda, ho invece trovato il film davvero intenso ed avvincente: il continuo passaggio tra realtà e recitazione, il ribaltamento dei ruoli, l’altalenante umore dei due personaggi mi hanno tenuta attaccata allo schermo sino al finale, che ovviamente non vi svelo, ma che mi è piaciuto moltissimo.


(Images: Web)


A drunk mannequin.


It can happen even in best shops 😉

It’ friday night for everyone.

E’ venerdì sera per tutti.

Via XX Settembre, Genova – Italia

What would I say – a funny Facebook app

During the last hours I saw on my Facebook wall becoming very popular an app called “What would I say“; obviously I couldn’t miss the possibility of try it and I have to say that this is one of the … Continue reading

Life lag.

I’m back in Italy from two days and I’m experiencing what I call “life lag”. To live between two countries is beautiful, it gives you a lot of experiences and you get bored not so easily, but it can be particularly stressing too. Every time you move you have to get used again to different situations, company, habits.
After three weeks in Ireland I was reading, writing, talking, interacting, (cursing) in english, in Italy clearly we talk italian and I have to reorganize my brain to the language.
As I arrive in one of the two countries (but mostly in Italy, where, obviously, I have most of my friends, continously paranoid about me not coming back) I have to organize at least a week of meetings/celebrations/aperitivi/dinners/chattings with the friends who are not seeing me from some time. It’s not important if I’ll be staying for two weeks, two months or forever: everyone will want to see me anyway during the first seven days (sweet! ♥ ): let’s say it’s the only moment in which I need an agenda 😀

Sono tornata in Italia da due giorni e sto sperimentando quello che io chiamo “life lag”. Vivere tra due nazioni è bellissimo, ti dà molto in quanto ad esperienze e ti annoi difficilmente, ma è anche particolarmente stressante. Ogni volta che ti sposti devi riabituarti alle diverse situazioni, compagnie, abitudini.
Dopo tre settimane in Irlanda oramai leggevo, scrivevo, parlavo, interagivo, (imprecavo) in lingua inglese, in Italia ovviamente si parla italiano e devo riassestare il mio cervello alla lingua.
Appena metto piede in una delle due nazioni, qualsiasi essa sia (ma soprattutto in Italia, dove com’è ovvio ho il maggior numero di amici, continuamente in paranoia che io non torni), mi ritrovo a dover organizzare come minimo una settimana di incontri/festeggiamenti/aperitivi/cene/chiacchierate con gli amici che non mi vedono da qualche tempo. Poco importa che io mi fermi due settimane, due mesi o per sempre: vorranno tutti comunque vedermi nei primi sette giorni (carini! ♥ ); diciamo che è l’unico momento in cui effettivamente ho bisogno di un’agenda 😀


See you on sunday! 😛

I have to get used again even to times and food, and to the different occupations I have here (for example I had a lot of orders for CartEssenza).
And, while all these tasks are assembling, it seems I lack of energies, and so I remain watching the time passing without having the strenght to move. Now I know, it’s only question of few days, in a bit I’ll get used and I’ll be back active as before.
Plus, last but not least, every time I return to Italy it means I’ll not see my boyfriend for who knows how much time. The first days are always the worst, I miss him a lot and I walk around the house like a lost soul.

Devo riabituarmi anche agli orari ed al cibo ed alle diverse occupazioni che ho qui (per esempio mi sono arrivati tanti ordini per CartEssenza).
E, mentre tutti questi impegni si accumulano, a me sembra manchino le energie, e rimango a guardare il tempo che passa senza avere la forza di muovermi. Ormai lo so, si tratta solo di qualche giorno, tra poco mi abituerò e tornerò attiva come prima.
In più, ultimo ma non ultimo, metteteci anche il fatto che ogni mio ritorno in Italia significa non vedere il mio compagno per chissà quanto. I primi giorni sono sempre i peggiori, mi manca tantissimo e mi aggiro per casa come un’anima in pena.


All this to justify my absence from this blog and generally from my normal life: you don’t mess with life lag! 😉
During next days, anyway, I’ll try to write the articles I have in my mind: in my last days in Northern Ireland I gathered some material to talk about, I think it’s good. We’ll see 😉

Tutto ciò per giustificare la mia assenza da questo blog e dalla vita normale in genere: non si scherza col life lag! 😉 Nei prossimi giorni, comunque, farò in modo di scrivere gli articoli che ho in testa: nei miei ultimi giorni in Irlanda del Nord ho raccolto un po’ di materiale di cui scrivere, secondo me merita. Vedremo 😉

To order a true italian coffee abroad.


True Italian Espresso? Menù in italian? Ok, so we talk in italian! xD

As I said here and here, I have problems ordering coffee abroad. Even more when the menus are written in italian xD

Come ho già detto in due articoli precedenti, ho dei problemi ad ordinare il caffè all’estero. Ancora di più quando i menù sono scritti in italiano xD

Afternoon in Lurgan Park with my brand new Robot-Boots

If the cold season in Northern Ireland taught me something, it is that you have to keep your feet warm; so this year I bought a pair of very warm and water/snow/mud/anything-proof boots. I call them my “robot-boots” since they’re made of hard plastic and so I walk like Robocop. They’re not very sexy, nor you can go to a party with them, but you can fight the wonderful irish weather on an even footing (ahahah, I can’t translate this in italian, unluckily). I couldn’t wait to try them and so we went for a walk in Lurgan Park: reminiscences from my past reminds me that one of the things that were forbidden when I was a child was to jump in puddles; but with robot-boots on my feet and twenty years more it was something impossible to prevent 😀

Se la stagione fredda in Irlanda del Nord mi ha insegnato qualcosa, questo è di certo che devi tenere i piedi al caldo; quindi quest’anno ho comprato un paio di stivali molto caldi ed a prova di acqua/neve/fango/tutto. Li ho chiamati i miei “robot-boots” (“stivali da robot”) visto che sono in plastica dura e mi fanno camminare come Robocop. Non sono molto sexy nè ci puoi andare ad una festa, ma ti aiutano a combattere il magnifico clima irlandese ad armi pari. Non vedevo l’ora di provarli, quindi siamo andati a fare una passeggiata a Lurgan Park: reminiscenze del passato mi ricordano che una delle cose che mi erano proibite sopra ogni limite da piccola era saltare nelle pozzanghere; ma con un paio di robot-boots ai miei piedi e vent’anni di più è stato impossibile impedirmelo 😀

Lurgan Park in the cold is made of shades of broken only by the violent reds of the fallen leaves, and you walk alone in it, going along only with birds and squirrels:

Lurgan Park col freddo è fatto di sfumature di grigio spezzate solo dai violenti rossi delle foglie cadute, e ci cammini da solo, accompagnato soltanto da uccelli e scoiattoli:

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“Flatland” – Page 51


Furious at his perversity, and especially indignant that he professed to be ignorant of my sex, I retorted in no measured terms, “Besotted Being! You think yourslef the perfection of existence, while you are in reality the most imperfect and imbecile. You profess to see, whereas you can see nothing but a Point! You plume yourself on inferring the existence of a Straight Line; but I can see Straight Lines, and infer the existence of Angles, Triangles, Squares, Pentagons, Hexagons, and even Circles. Why waste more words? Suffice if that I am the completion of your incomplete self. You are a Line, but I am a Line of Lines, called in my country a Square: and even I, infinitely superior though I am to you, am of little account among the great nobles of Flatland, whence I have come to visit you, in the hope of enlightnening your ignorance.”

Edwin A. Abbot – “Flatland – A romance of many dimensions”

Halloween in Derry – Pt. 3: a lonely walk in the city

Here we are at the last post I’ll write about Derry: it’s the 1st November morning, Halloween is passed and I strangely woke up very good after the mad and acoholic night. It’s 10 am (UK time) and Stevie is rolling in bed gripped by cold, maybe with temperature. I decide to go out alone to let him sleep still some time: I’ll search for a coffee and something to eat, and in the while I’ll use the few hours before our departure to visit the city at the day light.

Eccoci all’ultimo post che dedicherò a Derry: siamo alla mattina del 1° Novembre, Halloween è passato ed io stranamente mi sono svegliata fresca come una rosa dopo la nottata folle ed alcolica. Sono le 10.00 (ora inglese) e Stevie si rigira nel letto attanagliato dal freddo, forse febbricitante. Decido di uscire da sola per lasciarlo a dormire ancora un po’: cercherò un caffè e qualcosa da mangiare, ed intanto sfrutterò le poche ore prima del viaggio di ritorno per visitare la città con la luce del giorno 🙂

Dress up and going out: what in Italy is very easy, here becomes a big deal. Stevie is terrified by the idea of letting me go around alone, he fears I get lost, I don’t understand the language, I mess around. But the case is that two weeks ago, during my bus travel from Dublin to Belfast, I met an irish woman that told me about how her and her italian boyfriend broke up when he went to live in her country; there were a lot of motivations, but between those there was the fact that he was not feeling free to go out when he wanted to go where he was fancy to go. I understand very good the problem of that man, because it’s one of those I have too when I’m in Ireland: everytime I want a coffee, something to eat, or even just to have a walk in the park, I have to organize an expedition like I was going to another continent. So in Derry I decided to stop this eroding situation 😉
This doesn’t change the fact that to be completely alone in a city that you don’t know, in another country talking a different language, with other uses from yours and, above all, that doesn’t have bars working as shelters for a fast coffee, is a fascinating, still difficult, experience. The feeling of not belonging, of loneliness, of being lost, little, is not a news in those cases.

Vestirsi ed uscire: ciò che in Italia è una cosa davvero semplice, qui diventa un’impresa. Stevie è terrorizzato all’idea di lasciarmi andare in giro sola, ha paura io mi perda, non capisca la lingua, faccia casino. Ma si dà il caso che due settimane fa, durante il viaggio in bus da Dublino a Belfast, io abbia conosciuto una signora irlandese che mi ha raccontato di come lei ed il suo compagno italiano si fossero lasciati quando lui si era trasferito nel suo paese; le motivazioni erano tante, ma tra queste vi era il fatto di non sentirsi libero di uscire quando volesse, per andare dove avesse voglia. Ho compreso appieno il problema di quell’uomo, perché è uno di quelli che ho anch’io quando sono in Irlanda: ogni volta che voglio un caffè, qualcosa da mangiare, o anche solo fare una passeggiata al parco, devo organizzare una spedizione che manco andassi in un altro continente. A Derry ho deciso quindi di dire basta a questa situazione logorante 😉
Questo non cambia il fatto che girare completamente soli per una città che non si conosce, in un’altra nazione che parla un’altra lingua, ha altri usi rispetto ai propri e, soprattutto, che non prevede i bar come luogo di rifugio per un caffè al volo, sia un’esperienza affascinante ma allo stesso tempo difficile. Il senso di non appartenenza, di solitudine e di essere sperduti, piccoli piccoli, non è novità in tali casi.

So I depart from our only-for-one-day house to go to the centre of the city; obviously as I’m enough far to be useless going back it starts to rain heavily. I mean to rain very heavily. I don’t have an umbrella (Stevie says that here they don’t use it so much, but I think it’s only a lie he auto-convinced of in time), only sunglasses and a scarf I put on my head in perfect muslim style. People look at me strangely, rightly: I seem an emir. Anyway. Finally I find one of those shops where things are sold all around a pound and I buy an umbrella. I go out of the shop and no more rain, obviously again. At this point I’m in the main square of the city and I see a place called “Caffè Fresco” (italian: “Fresh Coffee”) and I decide to finally have my morning coffee.Now, as I already told in a previous post, I have problems having coffee in bars abroad: I can’t get along without starting my “coffee review” with annexed complaining; but the problem is not ending with this: I don’t know if maybe it’s a part of an insane homesick, but everytime I order in a place with italian name the Accademia della Crusca Demon take control of me, making me pronunce every word in perfect *and exclusively perfect* italian. Anyway I order a ristretto coffee, at the third time I ask for it the woman at the counter get it and she makes me a long espresso…as I really like coffee eh…sigh 😥

Dunque parto dalla nostra casa-per-un-giorno per dirigermi verso il centro città; com’è ovvio che sia, appena sono abbastanza lontana da non valer più la pena di tornare indietro, inizia a diluviare. Ma a diluviare tanto. Io non ho ombrello (Stevie dice che qui non si usa molto, ma credo sia una bugia della quale si è auto-convinto nel tempo), solo occhiali da sole ed una sciarpa che mi metto in testa stile musulmana. E la gente mi guarda strano, giustamente, sembro un emiro. Vabbè. Finalmente trovo uno di quei negozi nei quali vendono tutto a circa una sterlina e compro un ombrello. Esco ed ha smesso di piovere, com’è nuovamente ovvio. A questo punto sono nella piazza principale della città, vedo un posto chiamato “Caffè Fresco” e decido di andare a prendere finalmente un caffè.
Ora, come già avevo detto in un articolo precedente, ho dei problemi a prendere il caffè nei bar all’estero: non posso fare a meno di far partire la mia “coffee review” con tanto di mugugno; ma il problema non si ferma qui: non so se si tratti magari di una malata manifestazione della nostalgia di casa, ma ogni volta che ordino in un luogo con nome italiano il Demone dell’Accademia della Crusca si impossessa di me, facendomi pronunciare ogni parola in perfetto *ed esclusivamente perfetto* italiano. Ad ogni modo ordino un caffè ristretto, alla terza volta che lo chiedo la signora al bancone comprende e mi fa un espresso lungo…proprio come piace a me, eh…sigh 😥

After my coffee the city tour can finally begin! My main destination are obviously Derry walls, and to reach them I pass again in front of the City Hall:

Dopo il mio caffè la visita della città può finalmente iniziare! La mia meta principale sono ovviamente le famose mura di Derry, e per raggiungerle passo di nuovo di fronte alla City Hall:

Derry city hall

…and of this gate with “Guinness” written on it that, even if I drank only one Guinness on irish ground in two years, it’s always cool to put in the middle of an article on irish tourism 😉

…e a questo portone con la scritta “Guinness” che, pur avendone io bevuta una in due anni sul suolo irlandese, fa sempre fico se si scrive di turismo irlandese 😉

Derry walls are all around The Diamond (the city centre), that has at its centre the Diamond War Memorial, monument to the fallen of World War I. If you want more informations on Derry Walls’s history, here is the official site.
I start my tour from the “Water Bastion“, that is the walls’ entrance near the bus station. Its name come from the fact it was the closer to the shore of Foyle river.

Le mura di Derry girano tutte intorno al nucleo della città, il “diamante”, al cui centro vi è il Diamond War Memorial, monumento ai caduti della 1° Guerra Mondiale. Se volete più informazioni sulla loro storia, ecco il sito ufficiale.
Inizio il mio giro dal “Water Bastion“, che è l’ingresso alle mura vicino alla stazione dei bus. Si chiama così perché è il più vicino alla riva del fiume Foyle.

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I arrive then at the “Newgate Bastion“, where some cannons remind me that the walls have not always been simply a panoramic walk:

Arrivo poi al “Newgate Bastion“, dove alcuni cannoni mi ricordano che le mura non sono sempre state semplicemente una passeggiata panoramica:

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And here I’m surprises by another bad heavy shower:

E qui vengo sorpresa da un altro enorme acquazzone:

IMG_4396l IMG_4398l IMG_4400lUnder the rain I reach another point of the fortifications, which name is not leaving any doubt on the use of it, the “Artillery Bastion“:

Sotto la pioggia raggiungo un altro punto della fortificazione, il cui nome non lascia dubbi sull’utilizzo dello stesso,  l'”Artillery Bastion“:


Yes, it’s raining with the blue sky…irish weather 😉

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From here I see an unsettling sign that reminds to everyone that Derry is not only the city of the Banks of the Foyle or of Hogwarts, but even a place where in the past conflicts between Catholics and Protestants were a reality (here occured the sadly famous “Bloody Sunday“)…and they still are 😦
The message says: “Londonderry west bank loyalists still under siege no surrender”.

Da qui vedo un inquietante cartello che ricorda a tutti che Derry non è soltanto la città del Banks of the Foyle o di Hogwarts, ma anche un luogo dove in passato i conflitti tra Cattolici e Protestanti non sono mancati (qui si è svolta la tristemente famosa “Bloody Sunday“)…e non sono neppure finiti del tutto 😦
Il messaggio dice: “I lealisti della Sponda Ovest di Londonderry ancora sotto assedio non si arrendono”.

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I continue to climb the walls and I arrive to the “Church Bastion“: as the name suggests, this is the bastion closer to St Columb’s Cathedral. In this part of the walls there’s a watch tower, dated back to 1627, built to protect guards from the rain (they were two, but one was demolished).

Continuo per la salita ed arrivo al “Church Bastion“: come il nome suggerisce, questo è il bastione più vicino alla Cattedrale di San Columba. In questo tratto delle mura è presente una torretta, risalente al 1627, costruita per proteggere le guardie dalla pioggia (erano due, ma una è stata demolita).

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Time passes and I’m scared of not having enought to return home, take my luggage and depart again, so I leave the walls to be back in the city, passing by St Columb’s Cathedral:

Il tempo scorre ed ho paura di non riuscire a far ritorno a casa a prendere i miei bagagli per ripartire nuovamente, così da qui abbandono le mura per tornare in città, passando per la Cattedrale di San Columba:

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So here I am on the way back. The two missions now are: don’t get lost, since I’m without a map and with few money in the telephone to call Stevie crying in case it happens and to find something to eat.
Anyway I can’t do without stopping at Bedlam, a vintage, antique and handmade that I find on my way. Unluckily they didn’t want me to take photos inside, so you have to be statisfied with these pics of the outside:

Eccomi quindi sulla via del ritorno. Le due missioni adesso sono: non perdermi perché sono senza mappa e con pochi soldi nel cellulare per chiamare Stevie piangendo in caso accada e riuscire a trovare qualcosa da mangiare.
Ciò nonostante non posso fare a meno di fermarmi al Bedlam, un mercato di vintage, antiquariato e fatto a mano che trovo sulla via. Purtroppo mi è stato impedito di far foto all’interno, quindi dovrete accontentarvi di vederlo da fuori:

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After grabbing two sandwiches I leave the streets of the city…

Dopo aver preso al volo due sandwich lascio le strade della città…

…to walk back by the Foyle shore:

….per tornare lungo la riva del Foyle:

Unluckily I had no time to go to the  “Peace Bridge“, that crosses the Foyle river to unite the two sides of Derry, geographically and ideally the two parts of the northern irish troubles. Anyway, before running to the bus I took a photo of the Peace Flame, an undying flame that was lit by protestant and catholic children to represent the peace.

Sfortunatamente non ho avuto tempo di andare al “Peace Bridge“, il ponte della pace che attraversa il fiume Foyle per unire le due sponde di Derry, geograficamente ed idealmente le due fazioni dei problemi in Irlanda del Nord. Comunque, prima di correre al bus son riuscita a scattare una foto della Peace Flame (la fiamma della pace), una fiamma continua accesa dai bambini protestanti e cattolici per rappresentare, appunto, la Pace.


Ciao Derry, spero di tornare presto! 😉