I hate long distance relationships.


This blog, even not being limited to it, talks about my life between two countries thanks and due to the long distance relationship with my boyfriend. So you would expect anything but my complaining on this topic. But I’m actually in a bad mood, so I confess: there are those days (and nights) that I hate to have a long distance relationship. Let’s say it direct: sometimes it’s frustrating, and I say it from the heart. Then, for the time remaining, I bless the moment we met and, since of the truly incredible way it happened, I think destiny had exactly this in store for me.
Here is a short list of the things I hate about having a long distance relationship, I think who knows what I’m talking about will agree:

Questo blog, pur non limitandosi a ciò, parla della mia vita tra due nazioni grazie ed a causa della relazione a distanza con il mio compagno. Ergo vi aspettereste di tutto, meno che delle lamentele su questo tema. Ma si dà il caso io sia di cattivo umore, quindi confesso: ci sono quei giorni (e notti) nei quali odio avere una relazione a distanza. Diciamola in breve: ogni tanto è frustrante, e lo dico dal cuore. Poi per il resto del tempo benedico il momento in cui ci siamo incontrati e, visto il modo davvero incredibile in cui è successo, penso il destino avesse proprio questo in serbo per me.
Ecco una breve lista delle cose che detesto dell’avere una relazione a distanza, credo chi conosce la situazione da vicino concorderà:

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The “see-you-soon” without actually knowing if it will be soon
– Like this time, many other: to say bye promising to see each other we’ll be together again soon, without having a precise date in which it will happen. That date, a simple, common number, means we can at least seize on something, a countdown, an end to loneliness. Otherwise, until date to be set, the situation smells irremediably of goodbye.

Gli arrivederci senza sapere effettivamente quando ci si riverdà – Come questa volta, tante altre: salutarsi promettendosi di rivedersi presto, senza però avere una data precisa nella quale accadrà. Quella data, un semplice, comunissimo numero, significa potersi appigliare a qualcosa, un conto alla rovescia, una fine della solitudine. Altrimenti, sino a data da destinarsi, la situazione puzza irrimediabilmente di addio.

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The week ends – If there’s a hard moment, it is when you have time to rest, go out, think. It’s when we fight more. Me, in a country with my friends. Him, in another country with his mates. Times never fitting even for a decent call on Skype. To feel yourself set aside for a party a bit longer, another beer, a chat with strangers. The continue paranoia of not being important enough, of not having enough attentions.

I fine settimana– Se c’è un momento difficile è proprio quando si ha il tempo di riposare, di uscire, di pensare. E’ quando litighiamo di più. Io da una parte, con i miei amici; lui, dall’altra con i suoi. Tempistiche che non combaciano mai neppure per una chiamata decente su Skype. Sentirsi accantonati per una serata un po’ più lunga, ancora una birra, chiacchiere con estranei. La continua paranoia di non essere abbastanza importanti, di non avere abbastanza attenzioni.

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The respective families – If this was a perfect world, both of us would have a job, money and, obviously, a house. It’s not like that and few money means that you spend almost all you have in travels and so you can’t afford a house by yourself. If this was a perfect world, there would not be problems in being hosted by the respective families for more or less short periods. Unluckily, even in this case, it’s not like that: even more if you are extremely polite people (like we try to be), after some time you start to feel uncomfortable, like being excess baggage, forced to be like performing bears to be polite and not make anyone unhappy. So in the few time we have together it’s difficult to pass some days without the unavoidable family tasks. Plus, everyone feels entitled to have a voice in our story like it wasn’t a private thing, but, in a certain way, a group one. Just think that in the past,  exactly to avoid this, I always used to meet the families very few times and after at least a year of relationship…

Le rispettive famiglie – Se questo fosse un mondo perfetto, entrambi avremmo lavoro, denaro ed, ovviamente, una casa. Invece così non è: poco denaro significa che quel che hai lo spendi in viaggi e quindi una casa da solo non te la puoi permettere. Se questo fosse un mondo perfetto, non ci sarebbero problemi ad essere ospitati dalle rispettive famiglie per i periodi più o meno brevi di permanenza in un paese o nell’altro. Purtroppo, anche in questo caso, così non è: soprattutto se si è persone cortesi (come noi siamo) dopo qualche tempo arriva il disagio, il sentirsi di troppo ovunque si stia, obbligati a comportarsi come cagnolini ammaestrati per essere educati e non scontentare nessuno. Così nel poco tempo a disposizione, difficilmente passiamo qualche giorno senza impegni di famiglia inevitabili. Inoltre chiunque si sente in diritto di poter parlare della nostra storia come non fosse di coppia, ma, in un certo senso, di gruppo. E pensare che in passato ho sempre fatto in modo, proprio per questo, di incontrare le famiglie davvero poco e dopo minimo un anno assieme…

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The defeats, but even more the victories – Think of an athlete without his supporters. Sometimes I feel like that. There’s no one giving me a pat on the shoulder or taking me out to comfort me if something is not going right. It’s even worse when one of us finally made it and the only person we’d want to share the moment can’t do more than send a warm “congratulations” on Skype or Whatsapp. So, after winning the marathon, we’re back anyway bowed to our changing rooms.

Le sconfitte, ma soprattutto le vittorie – Pensate ad un atleta senza la propria tifoseria. E’ proprio così che mi sento a volte. Non c’è nessuno che mi dia una pacca sulla spalla e mi porti a cena fuori per consolarmi se qualcosa non va nel verso giusto. Ancora peggio è quando uno di noi riesce a farcela e l’unica persona con la quale vorrebbe condividere il momento non può far altro che mandare un calorosissimo “congratulazioni” su Skype o su Whatsapp. E così, dopo aver vinto la maratona, torniamo negli spogliatoi comunque a testa bassa.

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The sudden problems – Seems that Van Gogh said one of my favourite quotes: “I am not an adventurer by choice but by fate”. My life, despite my wish, is a continue coup de théâtre. Work, house, friends, relationships, family. It’s not rare that from a day to another I find myself in trouble, suddenly and without clue until the moment I’m deeply inside. This happens to him also, obviously. And the other can just only watch from far away, powerless.

I problemi improvvisi – Una delle mie frasi preferite sembra l’abbia detta Van Gogh: “Non sono avventuriero per scelta, ma per destino“. La mia vita è, anche mio malgrado, un colpo di scena continuo. Lavoro, casa, amici, relazioni, famiglia. Non è raro che da un giorno all’altro io mi ritrovi in mezzo ai guai, improvvisamente e senza alcun indizio sino al momento in cui ci sono in mezzo senza scampo. Questo capita ovviamente anche a lui. E l’altro deve stare a guardare, da lontanissimo, impotente.

And then, obviously, the place that everyone who’s single or has a long distance relationship fears as the devil: IKEA, where happy couples happily buy together the furnitures for their happy houses. But for today it’s enough pain, we’ll talk about this another time. 😥

E poi, ovviamente, il luogo che tutti i single o coloro che hanno una relazione a distanza evitano come il demonio: l’IKEA, dove le coppie felici acquistano felicemente insieme i mobili della loro felice abitazione. Ma per oggi abbiamo sofferto abbastanza, di questo ne parleremo un’altra volta. 😥

IKEA

Happy Image: the Happy Web

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